Una volta avevo una gattina bianca, bianca come il pane. Poi alcune camicie bianche come la mollica di alcuni panini che faceva il panificio sotto casa dei miei. Anche la neve sulle montagne intorno alla mia città ricordava il bianco del pane. Adesso però non ha più senso dire bianco come il pane. Nel panificio dove vado a comprare il pane trovo pani e panini di tutte le forme, pane integrale, ai cinque cereali, di semola scura, coperto di semi di zucca, con le noci, con farina di castagne, di carrube, di mais. C’è il pane nero, il pane scuro, il pane color legno, il pane giallo, il pane verde, il pane rosso impastato con i pomodori, poi in fondo alla classifica sopravvive ancora il mio pane bianco, il mio preferito. Le mie figlie lo disprezzano, preferiscono il pane integrale, con i semi oppure ai cinque cereali, mentre io quando spezzo il pane amo perdermi in quel bianco profondo e lontano come i miei ricordi.